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CULTURA
Un altro bavaglio al papa
30 marzo 2009
Ho seguito con interesse e, per quanto possibile, partecipazione il viaggio del papa in Africa, perchè trovo che lì, oggi, siano visibili più che mai i segni più profondi e sinceri della fede, gli infiniti volti di Cristo che noi ormai, nella nostra società sempre più secolarizzata e relativista, abbiamo a poco a poco ricoperto con le nostre opulenze e le nostre abbondanze: è importante per quei popoli che il capo della Chiesa cattolica si rechi per far loro visita, ma è altresì importante per noi una testimonianza così viva e concreta di speranza, gioia e abbandono.
Sinceramente non mi aspettavo l'ennesima polemica che invece puntualmente è arrivata quasi a sottolineare l'indirizzo pastorale di questo papa che ogni volta che apre bocca riceve attacchi, insulti e inviti al silenzio sia dall'esterno e sia, ahimè, dall'interno delle mura vaticane: voglia di polemizzare o, piuttosto, parole che risultano essere scomode per la nostra cultura, il nostro modo di pensare e quindi da demonizzare e possibilmente distorcere per creare confusione e incertezza così da lasciare tutto com'è?
Si, perchè in fondo a me sembra che di questo si tratti; cercare, attraverso sapienti ed infimi giochi propri della comunicazione, di creare un caso per provocare sgomento nell'opinione pubblica, dubbio e quindi attacco secondo le logiche che più rispondono ad alcuni indirizzi ideologici della nostra società.
Si grida allo scandalo solo perchè il papa ha affermato che "Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi. Sono necessari, ma se non c’è l’anima che li sappia applicare, non aiutano, non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo una duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, una disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, per essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano con sé anche veri e visibili progressi.
Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dargli forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante."...Vorrei tanto sapere se, chi ha insultato e demonizzato quanto affermato dal papa, abbia avuto almeno il buon gusto di leggere le sue parole fermandosi almeno per un poco a rifletterci sopra prima di giungere alle solite superficiali conclusioni.
Perchè il Santo Padre non dovrebbe parlare? E' o non è il capo di una Chiesa il cui scopo è quello di formare moralmente l'uomo, rafforzare la sua dimensione spirituale?
Compito della politica sarà poi quello di usare la ragione per discernere e mettere alla prova ciò che proviene dalla Chiesa, non quello di evitare il problema obbligandola al silenzio: quello che il papa auspica è che la ragione sappia andare oltre senza fermarsi sempre al solo dato misurabile, perchè questo sminuisce l'uomo, lo rende inerme, incapace di discernere e percepire l'essenza lontana ma tangibile di infinito.
Forse per alcuni il presevativo è la soluzione ideale quanto l'aborto per eliminare di torno un "problema" che interroga la nostra coscienza, ci disturba e rende "meno felice" la nostra esistenza; forse per altri è un mero interesse economico che vedrebbe impennare le vendite delle ditte farmaceutiche che lo producono...Il papa indica un'altra via, forse più difficile e meno praticabile dagli scrani di un parlamento o dalle redazioni di un quotidiano o di un salotto televisivo
, ma non per questo da demonizzare e giudicare come qualcosa di oscuro, integralista e confessionale.
Sono parole che mettono al centro l'uomo...Chissà, forse proprio per questo provocano sgomento in una società in cui l'uomo non c'è più o, meglio, si pretende di evidenziarlo dietro i falsi miti della libertà e dell'individualismo.

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permalink | inviato da Andrzej il 30/3/2009 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Dall'8 per mille un fondo diocesano di sostegno
15 marzo 2009
Sull'8 per mille spesso e volentieri si specula e si cercano argomenti per sferrare personali attacchi contro la Chiesa, le sue gerarchie, i suoi intenti e le sue finalità: un giochino che in Italia riesce ad avere sempre un terreno fecondo e contro il quale, per dovere di verità e chiarezza, troppo spesso risulta difficile al semplice cittadino trovare risposte concrete che diano perlomeno una visione della realtà più equilibrata ed equidistante.
Ho sempre ritenuto questo un grosso limite della Chiesa, incapace in troppe occasioni di saper comunicare e rendere disponibili a fedeli e non, notizie che diano effettiva dimostrazione di quanto di positivo viene fatto, spesso in silenzio e lontani dai riflettori mediatici ,all'interno della Chiesa, anche per rispondere alle tante inchieste che ciclicamente trovano espressione sui giornali dando una visione parziale e, purtroppo a volte distorta, della realtà.
Ecco perchè mi piace mettere in luce oggi una bella iniziativa portata avanti dalla Diocesi di Frascati (Rm) e dal suo vescovo Giuseppe Matarrese e che, purtroppo, fino a ieri non trovava riscontro nè sul sito della diocesi nè tantomeno su una ricerca attraverso il motore di ricerca google: la costituzione di un "Fondo diocesano di sostegno famiglia e lavoro" con l'intento di concentrare pensiero ed azione su tutto ciò che possa servire utilmente ad alleviare le difficoltà e le ristrettezze che la presente crisi finanziaria ed economica generale provoca nella comunità locale.
L'obiettivo è, quindi, quello di andare incontro concretamente a chi ha perso, o sta perdendo l'occupazione e non sarà più in grado di mantenere dignitosamente sè e la propria famiglia; la dotazione iniziale del fondo è costituita da 50 mila euro provenienti dall'otto per mille destinato per opere di carità, alle quali poi si aggiungeranno le offerte specifiche che la Diocesi riceverà con la stessa finalità e i risparmi della Diocesi conseguenti ad opportune scelte di sobrietà.
Proprio nella giornata di oggi, 15 marzo 2009 ricorrenza del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale del Vescovo, è stata indetta la "giornata della solidarietà" che si terrà in tutte le Parrocchie della Diocesi e nella quale tutte le offerte, elemosine e donazioni fatte durante le funzioni liturgiche saranno devolute all'incremento del "fondo" la cui gestione, da domani, sarà strettamente correlata e coordinata con le altre attività assistenziali e caritatevoli della Diocesi.
Ritengo che questo sia un esempio di come si possa fare del bene, sostenerlo promuovendo il più possibile la solidarietà di tutti e l'attenzione verso chi è più in difficoltà da parte dell'intera comunità, lontani dalla demagogia che spesso invade i tradizionali mezzi di comunicazione che con difficoltà riescono a far passare buone notizie a differenza di quelle più sensazionalistiche ed emotive: è più facile e vende di più pubblicare un'inchiesta sull'8 per mille alla Chiesa cattolica, dare voce ad altre Chiesa quasi che debba esserci una guerra anche nel promuovere il bene...Più difficile calarsi nella realtà, cercare esempi che riescono ancora a sprigionare energie e speranze positive in grado realmente di dirigire la nostra esistenza verso un mondo più giusto e solidale.
Peccato, nel mondo ormai globalizzato della comunicazione, che anche la Chiesa abbia perso un'altra occasione per dare notizie reali, credibili e soprattutto verificabili.
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