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"La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino" (don Tonino Bello)
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Nuove tecnologie, nuove relazioni - Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali
22 maggio 2009
Domenica prossima, 24 maggio, la Chiesa Cattolica celebrerà la 43° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Suggestivo il tema scelto per quest'anno: "Nuove tecnologie, nuove relazioni", realtà apparentemente in antitesi tra loro, nel dualismo che oggi contrappone il reale al virtuale, ma che vengono accostate, a mio parere con ottima intuizione, con l'intento di evidenziare l'enorme potenziale che i nuovi strumenti comunicativi posseggono al fine di rendere più umana la vita.
A volte sembra che la Chiesa, confrontandosi con le nuove tecnologie, assuma posizioni di chiusura, a volte di intransigenza, forse di paura: queste, quotidianamente, sono le accuse che da più fronti le vengono mosse, ma che vengono spazzate dal discorso fatto dal papa proprio in occasione di questa importante ricorrenza.
Benedetto XVI parla dei "molti benefici che derivano da questa nuova vultura della comunicazione:le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricecatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in equipè da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale."
Inoltre, nel sottolineare ancora le meravigliose evoluzioni raggiunte negli ultimi anni il papa non dimentica di sottolineare quanto "la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci, poichè esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nsotra stessa natura di esseri umani e non può essere compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche. Il desiderio di connessione e l'istinto di comunicazione, così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e constante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri."
La conclusione è un invito ai giovani a farsi promotori di questa cultura delle relazioni, dell'amicizia, di riuscire a trovare i tasti giusti per toccare le menti e i cuori della gente, di essere testimoni della forza salvifica della fede.

Mi piace molto il tema della relazione. Oggi viviamo in un mondo tendente all'individualismo, nonstante la globalizzazione, il pluralismo, le infinite reti che intrecciano i rapporti nella società, l'uomo è sempre più concepito come essere privato della sua dimensione relazionale e sociale.
L'uomo senza comunicazione, senza il dialogo non può vivere; fare esperienza di soggettività esasperata, solitaria, spesso narcisistica, porta ad una condizione di frustante solitudine, di silenzio e spesso, nell'esasperazione, a mancanze di rispetto di sè, del prossimo, e di un corretto impegno verso il bene comune.
Occorre fare esperienza di alterità, ascoltare e condividere con l'altro, mettersi in uno spirito di comunione, che possa permettere la costruzione di un sè maturo e quindi di partecipare in maniera solidale e comunitaria alla vita sociale di tutti.

Il papa ci fornisce una sfida suggestiva, difficile e ambiziosa: non aver paura del nuovo, non accettare attegiamenti di sfiducia e chiusura, ma alimentare gli infiniti benefici provenienti dalla tecnologia con uno spirito umano, solidale e fraterno, mettendo l'uomo al centro del loro operato, affinchè esso sia sempre il fine e mai il mezzo per raggiungere scopi incentrati su dinamiche utilitaristiche e individuali.

Per leggere il discorso completo del papa clicca qui.
SOCIETA'
La Renault fa posto a tutte le famiglie
9 maggio 2009

A prima lettura sembrerebbe uno spot che lega la società francese di automobili a qualche forma di Family Day o simili: un modo per mettere al centro l'isituzione familiare in un momento storico dell'umanità in cui sembra essere sempre più un qualcosa da considerare antiquato e, in taluni casi, obsoleto.
Anche Max Giusti, nella sua avvincente tramissione giornaliera Affari tuoi, tra l'apertura di un pacco e l'altra, ha avuto la brillante idea di lanciare un messaggio diverso: ieri sera, non più un'unico partecipante, ma una coppia in procinto di sposarsi e di dar vita ad una famiglia, cioè ad un unione di intenti, ad un incontro di idee e decisioni da prendere in comunione, attraverso il confronto e quindi l'amore.
Certo, un gioco, però è interessante sottolineare quanto si possa far passare determinati messaggi, positivi e costruttivi, anche tramite un semplice gioco che però tiene incollati alla Tv migliaia e migliaia di individui.

La stessa cosa non può dirsi per lo spot pubblicitario promosso dalla Renault che passa sulle nostre reti quotidianamente e, ovviamente ritroviamo nella prima pagina del sito online della casa automobilistica (clicca qui).
La riproduzione è quella di un uomo che, all'interno della sua spaziosa Renault, va in giro a prendere, portare e riprendere i "vari" figli delle sue "varie" famiglie (ne ho contate 4!!!): quello con la sua prima moglie, quelli non suoi ma della sua seconda moglie, quello avuto con la sua seconda moglie, addirittura quello di cui ha da poco saputo essere il padre...E per finire, l'aggiunta del figlio del vicino, ovviamente, di colore!
C'è di tutto in questo spot, un'idea di società libera da ogni vincolo, che associa la libertà di avere più "famiglie" all'accetazione del diverso, al cosiddetto multiculturalismo, quasi che le due cose viaggino sul medesimo binario, cioè, accetto un immigrato allo stesso modo in cui accetto i figli avuti da più mogli, allargando la famiglia ad una sorta di comunità itinerante, di gente che si incontra ed unisce in relazione alle scelte degli adulti, libere ed incondizionate.
Tanto quale può essere l'unico problema?L'ampiezza della macchina?A questo ci pensa Renault.
Per il resto chi se ne importa se per l'ennesima volta i messaggi che la TV veicola sono quelli di una società sempre meno ancorata ai valori, ad una morale, all'educazione dei più giovani secondo principi di responsabilità e profondità, proponendo comportamenti che siano virtuosi per l'intera società.
Ma purtroppo questo è il modello della società odierna, post-moderna, nella quale il contenitore è sempre più fluido e modificabile: la famiglia allargata de I Cesaroni ha fatto scuola e poco importa se poi si incontrino, si sposino, si innamorino fratellastri e sorellastre, poco importa se poi mancano figure di riferimento, poco importa se poi i giovani ricercano ancore di salvataggio in altro, ricercano altrove le proprie sicurezze e certezze...Tanto, alla fine, c'è sempre Renault che risolve i problemi.
C'è sempre questo sfrenato consumismo che detta le regole e valori su cui basare l'esistenza dell'umanità.
E la TV, grande e potente strumento, non fa altro che assecondare e rendersi complice di questo relativismo e questa assurda deriva nichilistica dei valori edell'etica.

CULTURA
Dalla fiducia alla conoscenza, dalla conoscenza alla carità
4 maggio 2009
Ieri, 3 maggio, la Chiesa celebrava la 46° Giornata Mondiale per le Vocazioni.

Mi ha molto colpito lo slogan scelto dal Centro Nazionale Vocazioni:"So a chi ho dato la mia fiducia" tratto dalla seconda lettera di san Paolo a Timoteo (2Tm 1,12).
Dare fiducia, riporre, cioè, in altro/i le nostre aspettative riguardo a qualcosa o a qualcuno, è un'azione con la quale spesso l'uomo si confronta e che, in assoluto, presuppone sempre una certa conoscenza dell'altro che nella misura in cui è tanto più alta, tanto lo sarà anche la fiducia che in esso/a ripongo.
E proprio la conoscenza è un altro tema toccato dalla liturgia domenicale tutta incentrata sul buon pastore che conosce le sue pecore una ad una, per ognuna è disposto a donare la propria vita, ognuna è speciale ed unica ai suoi occhi: in poche parole il buon pastore ama le sue pecorelle, sa di conoscerle perchè sa di amarle, singolarmente, ognuna con la sua particolarità e la sua unicità.
Per avere fiducia c'è bisogno di conoscere, per conoscere non si può non amare totalmente, cioè guardare l'altro come un fratello, porre questa come premessa di ogni nostra azione quotidiana volta all'incontro con il nostro prossimo.
Un cammino, credo, tutto basato su una relazione che sia autentica, vera vissuta...Forse oggi è proprio questo che ci manca e che dobbiamo provare a recuperare.

CULTURA
Giustiziata Delara: la pena capitale continua a mietere vittime
1 maggio 2009
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è stata impiccato all'alba di oggi la giovane pittrice iraniana per un presunto omicidio eseguito in complicità del ragazzo quando aveva solo 17 anni, cioè circa 6 anni fa.
Si parla di presunto perchè in realtà notizie certe in tal senso non se ne hanno: la ragazza, secondo le prime dichiarazioni, aveva confessato la partecipazione al delitto, salvo poi ritrattare per via del' "imprevisto" corso che stava prendendo la vicenda e che l'avrebbe portata ad essere uccisa "nonostante" il suo essere minorenne, condizione, secondo quanto da lei espresso, reputata all'inizio sufficiente per sfuggire all'esecuzione del boia.
Così non è stato e ancora una volta assistiamo inermi ad una pratica tanto disumana e atroce che purtroppo colpisce ancora la maggioranza dei Paesi sulla Terra.
Una sconfitta per i diritti umani e basta: perchè questo non è un discorso di Islam o non Islam...Questo è un concetto culturale che va aldilà di ogni presupposto strettamente umano, abbracciando una condizione di fratellanza che trascende le umane esistente e che purtroppo è ancora lontana dall'essere praticata e concepita da tutti.
Si muore sotto la scure del boia nei Paesi islamici, secondo un'interpretazione, secondo me, troppo personale ed "umana" del Corano, ma si muore allo stesso modo anche in America, paese dai tanti considerato civilizzato, "moderno", ma ancora ingarbugliato da un nodo tanto infame e contraddittorio.
I motivi alla base di una tale pratica sono tanti e ognuno diverso dall'altro, ma tutti portano ad una conclusione da condannare senza se e senza ma, ecco perchè è fondamentale riuscire ad andare oltre l'orizzonte visibile dall'cchio umano per ricercare in altre dimensioni basi concrete, forti e stabili che siano i presupposti di una convivenza tra gli uomini che sappiano rendere concreti e verificabili ideali e valori quali la fratellanza, il perdono, l'accettazione dell'errore, la dignità della pena, giusta e sacrosanta, ma che rispetti la dignità dell'uomo sempre, qualsiasi sia la sua condizione.
Se non riusciamo ad accettare l'errore altrui, anche il più difficile e disumano, come possiamo pretendere compassione e pietà, quando saremo noi nell'errore?
"Non fare all'altro quello che non vorresti fosse fatto a te"...Penso sia questa una regola d'oro da erigere quale strumento di disamina e confronto dalle nostre più piccole ed inutili tensioni quotidiane, fino ai grandi temi dei diritti umani: la morte di Delara, oltre a spingerci a non abbassare la guardia in questa lunga e dfficile battaglia accando ad ogni uomo, ci aiuti a sensibilizzare le nostre azioni quotidiane, segnate sempre nell'ottica di un rispetto profondo del prossimo, anche quando è inciampato, anche quando ha sbagliato...Chissà, forse, soprattutto in quei momenti.
CULTURA
Dove stiamo andando?
30 aprile 2009
Le ultime notizie sono: Rebellin, medaglia d'argento alle ultime olimpiadi di Pechino, trovato positivo al doping cosiddetto di terza generazione; La marciatrice greca Athanasia Tsoumeleka e l'ottocentista croata Vanja Perisic sono risultate positive al Cera; Rashid Ramzi, oro olimpico nei 1500 maschili alle Olimpiadi di Pechino 2008, e' risultato positivo al Cera...Tutti dopo i dopo i test supplementari disposti dal Comitato olimpico internazionale su campioni di sangue congelati prelevati durante il corso delle Olimpiadi.

Il quadro è agghiacciante.

Terminarono i giochi olimpici quasi con un sospiro di sollievo nel constatare che erano stati pochi, in fondo, gli atleti bloccati per doping: i fatti stanno dimostrando il contrario e soprattutto, cosa ancora più grave, quanto la lotta a questa subdola forma di illegalità, sia ancora lenta, poco proficua e assolutamente inefficace.
Cosa serve, oggi, levare una medaglia? Ritirare un titolo o un primato raggiunti rubando? A nulla, per il semplice fatto che le feste, i titoli, le osannazioni, tutto ciò che il circo mediatico costruisce intorno al personaggio, al "mito" del momento, sono già passati e sono già stati consumati dal pubblico al quale, oggi, poco importa se quello o quell'altro non avrà più una medaglia.
Ma c'è da preoccuparsi, perchè se è questo lo sport che vogliamo, se sono questi i modelli da trasmettere, sui quali fondare anche la crescita dei più piccoli, se da queste esperienze estrapoliamo i valori sui quali basare l'educazione dei giovani, fondamenta della società futura, poi non possiamo rimanere sconcertati dalle reazioni che, con sempre maggiore regolarità, evidenzia il mondo giovanile alla ricerca di qualcosa che il mondo degli adulti non è più in grado di trasmettere e comunicare.
Il mondo degli adulti a questo vuoto valoriale ormai è abituato e ha imparato a conviverci con rassegnazione e immobilismo, i giovani non hanno questa "capacità" (direi per fortuna!!!) e lottano contro questo stato delle cose nei modi a loro più congeniali e spesso più estremi come è lecito aspettarsi da quell'età.
A noi il compito di invertire la rotta fin dalla scuola, dalle palestre e dai campetti: piuttosto che il culto della vittoria, del raggiungimento di un obiettivo a tutti costi, sopra ogni cosa, con qualsiasi mezzo, che passi un messaggio diverso improntato più sul rispetto, sulla legalità, sull'impegno, il sacrificio, la costanza e una forte e salda cultura della sconfitta che diventi la base di ogni sistema educativo e sociale.

SOCIETA'
Iniziamo mettendoci in rete per essere protagonisti della cultura mediale
26 aprile 2009
La mia non vuole essere nè una denuncia nè tanto meno una sterile polemica senza capo nè coda: il desiderio è, piuttosto, quello di provare a dar vita ad un "luogo" che permetta di incontrare le innumerevoli realtà che operano sul territorio tuscolano in maniera più che proficua, ma spesso e volentieri isolate, non inter-connesse le une con le altre provocando tante piccole fratture che vanno in contrasto con lo spirito che invece dovrebbe animare una realtà cattolica importante come quella della diocesi tuscolana.
La diocesi tuscolana è una diocesi suburbicaria nei pressi di Roma (a Frascati per la precisione) molto piccola in confronto a tante altre presenti sul terrorio nazionale, composta da 24 parrocchie dislocate nei comuni di Frascati, Colonna, Rocca Priora, Grottaferrata, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Rocca di Papa e anche nel comune di Roma; il vescovo è S.E. monsignor Giuseppe Matarrese consacrato tale dal 16 dicembre del 1989.
Quello che ha acceso la mia riflessione, che in questo luogo vorrei cercare di accendere, è stata una ricerca su web degli orari delle sante messe: la scoperta dell'incredibile immobilismo che vige in diocesi sotto il punto di vista comunicativo , soprattutto se messa in rapporto alla vitalità espressa da tante altre diocesi (basterebbe una veloce ricerca attraverso google), è un dato che non può non essere preso in considerazione ed analizzato soprattutto nell'ottica di un'attività pastorale che effettivamente stenta a decollare con spirito globale ed unitario rimanendo quasi sempre relegata, come sottolineavo prima, al singolo attivismo del singolo sacerdote nella singola parrocchia.
Mancanza di notizie, aggiornamenti rari e spesso lontani nel tempo, totale assenza di condivisione e punti di contatto tra le diverse iniziative che sicuramente sono presenti sul territorio: se è vero come è vero che, al giorno d'oggi, internet è l'interfaccia di ciò che poi è la realtà, effettivamente l'immagine non è delle migliori.
E lo stesso, salvo qualche eccezione comunque lontana dagli esempi più eccelsi, può dirsi anche dei singoli siti parrocchiali che, inoltre, non tutte le parrocchie ancora hanno.
La Chiesa oggi non è sorda ai richiami del mondo della comunicazione e dei media: se pensiamo all'importanza che hanno sempre più preso gli uffici delle comunicazioni sociali, la stesura di un direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, la presenza sempre più massiccia nel mondo delle nuove tecnologie mediatiche dal quale si lascia interrogare per ricercare nella sua missione le risposte più adeguate e coerenti con il Messaggio evangelico, capiamo bene lo sforzo intrapreso in questa direzione.
Riporto alcuni stralci della presentazione del Direttorio sulle comunicazioni sociali della Chiesa: "per evangelizzare ed esercitare il suo ruolo profetico la comunità ecclesiale deve comprendere e dialogare con la nuova cultura generata dalla crescente diffusione dei media" (card. Ruini).
"La comunicazione genera cultura e la cultura si trasmette mediante la comunicazione. Ma quale cultura può essere generata da una comunicazione che non abbia al suo centro la dignità della persona, la capacità di aiutare ad affrontare i grandi interrogativi della vita umana, l'impegno a servire con onestà il bene comune, l'attenzione ai problemi della convivenza nella giustizia e nella pace?In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne instanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli" (dal discorso di Giovanni Paolo II agli animatori della cultura e della comunicazione il 9 novembre 2002).
Oggi non si può non comunicare, non si può non accettare la sfida: anche, e secondo soprattutto, in una realtà piccola come quella della diocesi di Frascati, che comunque, grazie alla sua storia, alle numerose associazioni ed iniziative che da sempre si svolgono sul suo territorio, ha nel suo grembo tante risorse che dovrebbero essere sostenute e essere incentivate, anche solo con una corretta comunicazione, per fare in modo che le stesse creino cultura, trasmettano unità, incontro, soldarietà e spirito missionario sempre acceso e vivo, creativo e propositivo.
L'obiettivo è quello di riuscire a diventare non solo spettatori ma anche protagonisti della nuova cultura mediale, anche qui a Frascati nella consapevolezza che per cambiare le "strutture", come ricordava papa Paolo VI, è necessaria una silenziosa e profonda conversione del proprio cuore, partire da noi stessi con l'intento di mettersi in gioco, senza paure e timori, ognuno con le proprie possibilità, i propri talenti, il proprio tempo.
Proprio per questo ho deciso di aprire una sessione in questo blog dedicata totalmente alla dicesi: un punto di incontro, forse il primo sul territorio, potenzialmente con questo obiettivo, nella speranza che possa "riempirsi" del contributo dei tanti, laici e non, che operano sul territorio.

SOCIETA'
25 aprile: 64 anni e ancora è difficile essere uniti
24 aprile 2009
Il 25 aprile, ahimè, non riesce ancora a mettere tutti d'accordo: giunta ormai alla sua 64esima commemorazione è una festività che continua ad essere ricca fonte di polemiche, invettive e scontri che, purtroppo, testimoniano quanto sia ancora difficile, in Italia, riuscire a far propria una memoria che sia realmente di tutti, una memoria nella quale ognuno abbia il suo posto, una memoria che ci racconti tutti insieme, per le cose positive come per quelle negative, senza paure o, peggio, etichette che, oltre a far male, provocano divisioni, steccati ed ostacoli insormontabili per un clima più disteso di pace e di dialogo.
La memoria, per un popolo, deve essere un bene assoluto dal quale poter tirare fuori esempi da riproporre o sui quali ispirare nuovi progetti, ma anche errori da non ripetere, ma comunque considerare propri e, con il passare degli anni, quasi a diventare moniti perchè certe cose non vengano più ripetute sia nei fatti che nelle intenzioni.
Come è possibile programmare il presente, e soprattutto il futuro, quando il nostro Paese è ancora drasticamente diviso tra chi ha vinto, e quindi sembra quasi aver acquisito un eterna etichetta di superiorità intellettuale, e chi ha perso, relegato sempre ad un ruolo marginale senza alcun diritto di parere su determinati temi?
Per fortuna gli inviti ad una unità di intenti provengono da più parti, ma purtroppo non si può non sottolineare quanto anche per questo 2009 non si riesca ad arrivare al 25 in un clima disteso e riappacificato.
Di Pietro, ex ministro della Repubblica e capo del movimento politico dell'Italia dei valori, così si esprime riguardo al programma del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per il 25 aprile:"A Silvio Berlusconi del 25 aprile non gliene frega niente, va alle celebrazioni solo perchè in campagna elettorale. La sua è un'offesa ai morti e una bugia ai vivi". (fonte la Stampa). Ricordando che il premier porterà una corona commemorativa all'altare della patria per poi recarsi ad Onna, paese più colpito dall'ultimo terremoto in Abruzzo, verrebbe da chiedere all'onorevole Di Pietro se anche la sua non sia un'inutile campagna elettorale, nel caso anche più spregievole, perchè basata su di un processo alle intenzioni?Mi sembra l'ennesima uscita a vuoto di un personaggio che ritiene il Paese, il Parlamento e i ruoli istituzionale, camere processuali dove urlare, insultare e alzare la voce con il solito intento di destabilizzare, fare proseliti ed esprimere sentenze più "mediatiche" che altro.
Altro esempio poco edificante credo sia visibile su tutti i muri delle città d'Italia (a Roma sicuramente) ed è la campagna mediatica atta a commemorare questa festività promossa dal neo partito Sinistrà e libertà e qui visibile: "un bel giorno di sinistra e libertà per tutti gli italiani"... Sicuramente un modo poco limpido per rendere il 25 aprile una commemorazione di tutti e non solo di una parte. Il presidente della Repubblica ha dichiarato in questi giorni quanto i valori della lotta di Liberazione siano valori appratenenti a tutti gli italiani e perseguiti da tanti italiani in quegli anni drammatici, di sinistra, come di destra o di centro (aggiungo io): giusto ricordare con attenzione che, faccia o meno piacere, i partigiani contribuirono alla lotta, credo doveroso sia che non per tutti alla base ci fossero quei valori morali che con tanta facilità, oggi, vengono sempre accostati alla nostra Costituzione.
Erano tanti coloro che si battevano per ideali nobili e valori che oggi sono alla base della nsotra democrazia, come altri erano invece infatuati da lotte di classe che, nella drammaticità e confusione di quegli anni, serpeggaivano tra le macerie con precisi intenti oggi sottovalutati sovversivi, oggi un pò troppo dimenticati, ma che di certo non possono essere annoverati e ripuliti mettendo tutti nello stesso calderone.
Certo, un bel giorno di libertà, ma perchè di sinistra e basta? Se così fosse allora non possiamo contestare il La Russa di turno che, a precisa domanda rivoltagli da Bersani,in un Porta a Porta di qualche tempo fa, su quale sarebbe stato il ruolo del nuovo Pdl nei confronti della Resistenza, ha precisato che non ci sarebbero preclusioni a partecipare a commemorazioni che non siano però solo feste di partito, quasi sempre lontane da quello che poi è alla base del 25 aprile...Basterebbe ricordare l' "accoglienza" rivolta all'attuale sindaco di Milano, Letizia Moratti,  qualche anno fa quando si presentò in piazza insieme al padre!!!
Se si riuscisse a considerarlo un giorno di tutti, o meglio di tutti coloro che ritengono la libertà, la difesa della dignità di ogni uomo, il no convinto ad ogni guerra, l'accoglienza, la solidarietà, il rispetto e la fratellanza valori irrinuncaibili per ogni comunità? Se da quella lotta riuscissimo ad estrapolare valori sui quali basare i nostri comportamenti attuali senza perdere tempo su inutili dialettiche e discussioni sulla presunta paternità di tali valori? Possiamo oggi dire che rispettare il prossimo, qualsaisi esso sia, sia un valore solo di sinistra? Possiamo oggi rimarcare che la solidarietà sia per quelli di destra?O forse sarebbe più giusto evidenziare la solidarietà, il rispetto del prossimo proveniente da ogni dove, azione volta così a emarginare tutto ciò che va contro l'uomo?
Io credo che si possa fare.
Magari è ancora un sogno, però segni di speranza, soprattutto tra la società civile, sono presenti e da quelli, anche quest'anno, bisognerà ripartire per contribuire con veri e sani intenti al proseguimento di un percorso che, pur nella sua lentezza, non deve mai perdere la sua forza e il suo obiettivo di unità e condivisione.
Bello, a tal proposito, è il manifesto esposto dal PD, a mio modo di vedere, un manifesto per tutti e quindi condivisibile da tutti, a prescindere dal proprio credo e indirizzo politico:"Ogni 25 aprile libera l'Italia. Festa nazionale della liberazione".

Poche parole, ma per tutti...Credo sia da sottolineare e mettere in evidenza, perchè questo deve essere il sentimento di tutti, per ogni 25 aprile!!!
Buon 25 aprile Italia!







SOCIETA'
Natale di Roma: 2762 anni e ancora è difficile muoversi in città!!!
21 aprile 2009
Il Natale di Roma, festa laica legata alla fondazione della città di Roma, il 21 aprile del 753 a.C. è un giorno particolarmente sentito da tutta la cittadinanza impegnata a commemorare la storia millenaria di una delle città più antiche della storia dell'uomo, mai stanca di dare i suoi impulsi di vitalità e creatività.
Leggevo ieri la presentazione delle manifestazioni messe in atto per celebrare questo importante evento proprio mentre mi trovavo tra un autobus e l'altro, una metro e quella sucessiva ad andare nel mio posto di lavoro: ero sulla banchina della metro A fermata stazione Termini e, prima di riuscire a prendere il mio posto, ho dovuto attendere il passaggio di 6 metropolitane, tutte rigorosamente strapiene, incapaci di assorbire altri passeggeri.
Il tutto, considerando il passaggio ogni 3 minuti, per una modica attesa di circa 20 minuti, su di una banchina stretta, accalcato tra migliaia di altre persone tutte nelle mie condizioni, con il rischio per tutti di ritrovarsi sui binari per una spinta fuori posto, per una botta del vicino o per le spinte di quelli delle file dietro.
Ho assistito a scene allucinanti: ogni arrivo del treno era uno spingersi uno sull'altro per cercare di entrare, senza neanche la minima attenzione ad una delle più elementari regole di convivenza e civiltà per la quale bisogna prima lasciare che tutti scendano per poi salire: no, la gente entrava ancor prima che le porte completassero l'apertura, a volte, rasentando quasi il ridicolo, ri-spingendo dentro anche coloro i quali si apprestavano a scendere, e quindi, a lasciare libero un posto.
Inoltre gli interventi degli agenti predisposti alla sicurezza, costellati di insulti, invettive contro l'inciviltà degli italiani ( se sul momento qualcuno avesse fatto un controllo, fosse di italiani eravamo la metà) e inviti (eufemismo) a saper attendere "solo" altri 3 minuti per....Riassistere alla medesima scena: tralasciando il modo con il quale certe persone si accostano a lavori che dovrebbero avere una particolare attenzione al rapporto con la gente e ai modi con i quali questo dovrebbe essere eseguito, ho cercato, pur nel nervosismo crescente dentro di me, di "tirarmi fuori" da quel contesto per cercare di capire.
Chi sono gli incivili? Coloro i quali, pur sbagliando, non guardano in faccia a regole e persone per entrare dentro un mezzo pubblico o chi, giornalmente, mette in queste condizioni disumane migliaia e migliaia di persone?
Io ho provato a fare il civile in quei 20 minuti...Ho provato perchè, per fortuna, non avevo orari scaditi e potevo arrivare anche un pò più tardi e infatti sono riuscito ad entrare dopo 6 passaggi: avessi spinto, provato ad infilarmi tra le braccia di uno e le gambe dell'altro magari avrei preso la terza, la quarta, ma non vi sembra sia comunque un'assurdità?
E chi deve stare puntuale al lavoro? E chi non riesce a stare lì sotto per così tanto tempo?E chi, giustamente, considera disumane le condizioni che si vivono lì sotto, e ripeto, ogni giorno?
Roma è una città meravigliosa, è giusto che venga valorizzata e messa nelle condizioni di essere ammirata, amata, studiata, vissuta da chiunque nel mondo desideri almeno una volta nella sua vita passare qualche giorno tra le meraviglie che riempiono ogni suo vicolo, strada, piazza o ponte; ma non possiamo guardare con orgoglio solo al passato, bisogna fare in modo che l'orgoglio continui ad esserci anche il presente e, in prospettiva, per il futuro.
Non si può lasciare che milioni di cittadini vivano disservizi continui, soprattutto per quanto riguarda la mobilità, perchè proprio per il valore che ogni più insignificante vicolo ha, sarebbe importantissimo e fonte di innumerevoli benefici dar vita ad una politica che renda questa città camminabile, dia la possibilità a chi giornalmente la vive, di viverla fino in fondo, di gioire quotidianamente del meraviglioso patrimonio che custodisce ma che troppo spesso ci dimentichiamo presi da vere e proprie battaglie che servizi deficitari e in taluni casi assenti, provocano dentro chiunque ha la necessità di farne uso.


"Pace a voi"
19 aprile 2009
Oggi, domenica della Misericordia, la Parola è incentrata sulla vicenda di Tommaso, l'apostolo incredulo di fronte alle parole dei suoi compagni che invece avevano avuto la gioia di rivedere Gesù.
"Fino a quando non metterò il mio dito nei buchi delle sue mani e del suo costato, non crederò!". Parole forti che, a pensarci bene, tante volte anche noi pronunciamo incapaci di vedere Cristo nella testimonianza del nostro prossimo, di vedere il bene nelle parole di un fratello.
"Non essere incredulo, ma credente" : questo è quello che Gesù, attraverso Tommaso, ci invita a fare e oggi, nel leggere il Vangelo, ho interpretato queste parole come un invito ad uscire dalle nostre "chiusure", dai nostri "ego", dalle nostre solitudini, dai nostri egoismi come anche dalle nostre paure che spesso ingabbiano le nostre normali propensioni al bene.
Gesù appare per la prima volta in mezzo agli apostoli chiusi nella loro casa, barricati per paura e timore dei Giudei..."Pace a voi" esclama...Quasi in contrasto con la condizione in cui versano i discepoli...Quasi a sottolineare che l'evento Resurrezione non può non essere testimoniato e vissuto con tutti, senza paure, convinti che e nell'incontro con il prossimo che possiamo vivere l'incontro vero e autentico con Gesù.


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permalink | inviato da Andrzej il 19/4/2009 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Buona Pasqua
12 aprile 2009
«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».

Gesù è risorto, alleluia: l'angelo ci invita a non aver paura, a non lasciarci chiudere e piegare dai nostri errori, le ingiustizie che viviamo, i dolori, le angosce, solitudini e fragilità che caratterizzano le nostre vite...No, Gesù è risorto per dirci che la sofferenza non ha l'ultima parola, è attraverso essa che avrà compimento il suo progetto, ma non è questo l'ultimo atto della nostra esistenza...Accettiamo con fiducia il suo disegno su ognuno noi aprendoci al fratello sempre, con fiducia e nella piena convinzione che è la forza dell'amore ciò che dà giustizia e seguito anche al più piccolo seme gettato di fratellanza e unità.
L'Angelo ci invita ad andare, perchè Lui è lì che ci precede: durante la veglia, ascoltando il Vangelo, mi sono tornate in mente altre parole pronunciate dall'Angelo in occasione della nascita di Gesù:

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia»

Anche lì l'invito a non temere e con fiducia intraprendere un cammino, andare verso "qualcosa" con speranza: un invito che viene fatto ad un gruppo di persone, non ad un individuo, non ad uno solo, ma ad una "comunità", proprio a sottolineare quanto sia importante la dimensione dell'unità, della collegialità, della fratellanza....Dall'altro canto un invito che viene fatto a persone "particolari" per l'epoca: donne e pastori, non uomini o dignitari, farisei, re...A sottolineare quanto siano occhi umili, cuori umili i presupposti per un cammino di fede, di speranza, d'amore e ricco di "segni" da intepretare.
E' il mio augurio per chiunque passerà da qui...Camminare con speranza e senza paura, sulla strada dell'amore e dell'unità.


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